Una lettera scritta da Galileo Galilei nella notte del 7 gennaio 1610 destinata ad Antonio de’ Medici (o forse a Enea Silvio Piccolomini: il destinatario non è stato accertato definitivamente) e alcune annotazioni prodotte dallo scienziato nella settimana successiva (8-15 gennaio 1610) costituiscono due importanti precedenti in lingua italiana del Sidereus Nuncius, scritto, come è ben noto, in latino e pubblicato due mesi dopo. Le novità contenute in questi due testi in volgare sono di ordine non soltanto astronomico, ma anche lessicale, e l’autore ne dà ampio conto, documentando retrodatazioni e prime attestazioni di termini o formule di ambito geografico e astronomico.